Si al Censis, no al CNEL

censis-e1480686534444Al CNEL stamattina abbiamo assistito alla presentazione del 50esimo rapporto CENSIS sulla situazione economica e sociale del Paese.
Il rapporto contiene luci, ombre, speranze, fatiche dell’Italia alla ricerca del proprio futuro, nell’auspicio che possa essere un futuro ove riprendere il percorso che ha contraddistinto le generazioni dell’ultimo secolo, con i giovani che avevano fino a ieri una prospettiva di benessere migliore di quella vissuta dai propri genitori.

Scegliere la sede “costituzionale” del CNEL per la presentazione ha però avvolto il tutto in un’aria stantia, con una introduzione fuori dal tempo fatta dal suo presidente Napoleone, meno vecchio del suo più noto omonimo, ma aggrappato a difendere il passato del CNEL che speriamo presto archiviato, e appartenente a quella generazione che ci ha provato in questi ultimi decenni e che quindi dovrebbe lasciare alla nuova generazione di classe dirigente (non necessariamente nuova anagraficamente) il “diritto” di guidare l’Italia verso il proprio futuro, che speriamo migliore.
Al di là di come si schierano per il SI o per il NO, non comprendo come i vecchi personaggi della classe dirigente (politica, economica, giuridica, dei Professori) possa pretendere di riprendersi il timone nazionale, avendoci fatto assistere negli ultimi 20 anni, quando è toccato a loro, al precipitare di quasi tutti gli indicatori sociali, economici, ambientali, educativi, di occupazione, innovazione, efficienza della giustizia, equità, burocrazia, portando così l’Italia agli ultimi posti tra i Paesi “sviluppati”.
cnelDa 20 anni tutti invochiamo semplificazione dei livelli istituzionali, meno parlamentari, iter legislativo più snello e senza duplicazione del lavoro delle due Camere. Lo abbiamo desiderato innanzitutto come cittadini, oltre che come imprese, consumatori o qualsiasi altra categoria con la quale classifichiamo le persone con le proprie aspirazioni.
Se il referendum non fosse assunto come occasione di battaglia politica contro uno o l’altro avversario, è indubbio che la riforma costituzionale migliora (pur in modo certamente  imperfetto) e semplifica l’articolazione istituzionale, gli iter legislativi, la governabilità, riducendo spazi e costi della “casta”.
Non ci credete? Fatevi un giro al CNEL, dove però vi auguro di evitarvi una funambolica difesa da parte del suo Presidente….. Si, speriamo davvero che sia l’ultimo presidente!